Alexandre Desplat è un compositore poliedrico e iper-produttivo, capace di passare da colonne sonore per colossal hollywoodiani a score più intimi e ricercati per cinema europeo e per sceneggiature colorite e sperimentali.

Wes Anderson è un regista che ha creato uno stile registico unico e particolare.

La somma di queste due creatività ha dato origine a un sodalizio ormai consolidato e che sforna puntualmente opere divertenti e curiose.

L’ISOLA DEI CANI

L’isola dei cani è un film di animazione ambientato in un futuro distopico, in Cina, in cui i cani, esseri parlanti ed evoluti, vengono esiliati in un terra isolata. Un padroncino si imbarcherà in un viaggio avventuroso per andare a salvare il suo cane e … succederà qualcosa che non sveliamo.

Il racconto, la narrazione, l’illustrazione, i disegni sono in uno stile minimale e povero, disumanizzato e stilizzato ma al tempo stesso costruito con una cura e bellezza degni di nota.

La musica da’ il suo contributo nello stesso modo:

Il buon Desplat, in un periodo in cui il mondo dei compositori è terrorizzato dall’avvento di uno stile di scrittura musicale verticale, in stile “videogames”, in cui ci sono loop semplici e allungabili a a piacimento e strutture a layer intercambiabili o addizionabili come blocchetti di lego, cosa fa’? Porta all’estremo questa tecnica, complice l’esigenza narrativa di creare un mondo minimale e schematico, e costruisce una colonna sonora ricca di elementi ripetuti e semplici, molto meccanica, robotica, ma con talvolta alcuni inserti più fiabeschi, poetici o più assertivi.

L’organico strumentale è insolito, gli elementi sono pochi e poveri rispetto all’orchestra cui siamo abituati, la paletta è piuttosto limitata. Ci sono strumenti tradizionali giapponesi (o che li richiamano), percussioni, cori, legni e ottoni.

CARATTERISTICHE DELLA COLONA SONORA

– Localizzazione temporale: Oriente

– Localizzazione stilistica: Società de-umanizzata – Ripetitività – Fiaba

– Elementi musicali: Pattern ritmici che accompagnano quasi tutta l’azione. Ripetitivi, in battere, semplici, robotici, meccanici, ipnotici.

-Un tema principale, molto minimale, di 8 note, riconoscibile nel coro austero all’inizio di shinto shrine, che viene poi ripreso durante l’esposizione in forma intera o partizionato ed eseguito da vari altri strumenti.

– suoni acidi e crudi, a metà tra sperimentazioni di tom waits e cartone animato

– la presenza di temi scarni (scelta elegantissima), ad esempio soli di flauti o chitarre, suonati volutamente male.

CANZONI DI REPERTORIO

L’utilizzo di canzoni preesistenti è gestito con maestria. Viene esaltata con essa  la componente umana nella sua fragilità e bellezza, sono usate per sottolineare momenti narrativi precisi,  e contengono citazioni di altri film:

tema d’amore: Una melodia melanconica suonata da una chitarra scordata e dal suono grezzo che viene lanciata quando è presente il momento d’amore con Nutmeg, la cagnetta che porta la voce di Scarlett Johansson . E’ una riproposizione di L’angelo Ubriaco del 1948

Brano del viaggio: I Won’t Hurt You : Canzone folk della West Coast Pop Art Experimental Band

– Infine si possono ritrovare riproposizioni di frammenti delle colonne sonore de I Sette Samurai del 1954 (Toho Symphony Orchestra). evidentemente si tratta di citazione legata allo stile e alla localizzazione.