Osannato dalla critica e nominato miglior film ai Gotham Awards, Call me by your name colpisce per la forza che può raggiungere un film indipendente in grado di lasciare un segno forte e di impatto, seppur senza la sceneggiatura e gli effetti mirabolanti di Hollywood.

In questo film il regista italiano Luca Guadagnino racconta l’intimità di una storia d’amore estiva con la semplicità che gli si addice, in un paesaggio italiano anni 80’ e con la capacità di far parlare i silenzi e le pause.

 

L’uso della musica nel film rispecchia in pieno l’idea registica. E’ semplice, intima e  non molto usuale per le logiche standard di composizione su film: non è subordinata alle immagini e non commenta quasi mai le immagini, ma si muove insieme ad esse, in una forma “ribelle” e viva.

Come?

Nel film si intrecciano tre livelli di racconto musicale:

1- MUSICA DI COMMENTO | PIANOFORTE SOLO

La maggior parte del film è accompagnato da brani per pianoforte solo,  musica classica e contemporanea,  che non ci raccontano nulla della localizzazione temporale o geografica del film, non ci dicono in che epoca siamo o in che luogo ci troviamo, e non si preoccupano nemmeno di seguire le immagini sottolineando la vicinanza o la profondità di campo. (Sono scelte forti, è un taglio ben delineato, non raro ma coraggioso, vedi Jim Jarmusch con Neil Young).

Va avanti per la sua strada e anzi viene tagliata bruscamente tra una scena e un’altra. Il piano però, è un elemento ricorrente in tutto il film: c’è Elio, il giovane protagonista, che lo suona costantemente , è un appassionato di musica e trascorre il tempo ad analizzare e trascrivere partiture di musica classica. E’ questo il punto di contatto: come Sufjan Steven sarà la voce interiore di Elio, la colonna sonora è la sua performance musicale.

2- MUSICA DIEGETICA | POP/DANCE ANNI 80

La musica che accompagna la vita quotidiana compare molto spesso durante la storia, in discoteca, trasmessa alla radio, per strada, e contestualizza senza ombra di dubbio il periodo storico e geografico. C’è un vasto repertorio di musica pop italiana e dance anni 80/90, da Battiato alla Bertè, da Bandolero  a Giorgio Moroder, repertorio che mostra la realtà nei paesaggi campestri italiani e riesce a creare quel senso di amarcord e nostalgia per chiunque abbia vissuto almeno una volta un periodo di tempo nei piccoli paesi nostrani (chissà se il pubblico straniero è riuscito ad apprezzare questi colori).

3- MUSICA DI COMMENTO – PARTE SECONDA | CANZONI PER EMOZIONI

I wanted to have a sort of narrator, without having a normal narrator

Guadagnino ha chiesto espressamente al poliedrico Sufjan Steven di essere il narratore del film tramite le sue canzoni. E Sufjan Steven, con tutta la sua maestria, ha dato voce al monologo interiore di Elio, componendo anziché un brano, come richiesto, due nuovi brani ed un riadattamento di una sua vecchia canzone. Questi brani sono ballate atemporali, non trasmettono informazioni utili alla localizzazione spazio/temporale, ma alla localizzazione emotiva! Sono utilizzati con parsimonia e intelligenza dal regista come la via per immortalare le emozioni chiave e creare il climax. Guadagnino le tiene in riserva e centellina e diventano la dimostrazione di come possa un brano e una sequenza di immagini proiettare in maniera perfetta degli stati emotivi e creare  momenti di poesia e fragilità. Minimali, semplici ed impeccabili.

Un utilizzo molto creativo e intimo del linguaggio musicale che diventa letteralmente parte del racconto, e che meritava a nostro avviso  una riflessione dedicata. E’ un buon esempio di un linguaggio del cinema indipendente, un linguaggio molto diverso da quello dei colossal, che colpisce e trae la sua bellezza dalla forza e la poesia nascosta nella semplicità delle cose.

 

Qui le interviste complete a Luca Guadagnino e Sufjan Steven sulla collaborazione per la soundtrack del film:
https://www.billboard.com/articles/news/8093818/sufjan-stevens-call-me-by-your-name-music-luca-guadagnino-interview
https://www.billboard.com/articles/news/8093818/sufjan-stevens-call-me-by-your-name-music-luca-guadagnino-interview